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Chi Siamo

Il Diabete già citato in un antico papiro egizio, e sorprendentemente descritto da Areteo di Cappadocia  (2° secolo d.C.), per molti secoli è stato una malattia incurabile, fino alla scoperta dell’insulina (1921) e poi degli ipoglicemizzanti orali. Negli ultimi decenni si sono fatti indubbiamente notevoli progressi nella conoscenza della malattia e nella sua cura ma nonostante ciò il Diabete rimane un problema sanitario e sociale di primo piano se è vero quanto afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità  che il Diabete è destinato a raddoppiare nei prossimi vent’anni e rappresenterà una vera emergenza sanitaria ed economica. Certamente questa “epidemia annunciata” è dovuta al progressivo invecchiamento della popolazione, all’aumento della sovralimentazione e dell’obesità, alla sempre più diffusa sedentarietà, esiste però un altro elemento che ne ha sino ad ora quanto meno condizionato il successo della cura: l’aver considerato il Diabete alla stregua di una malattia acuta mentre è in realtà un’altra cosa, il prototipo delle malattie croniche.

La preparazione universitaria è stata sino ad ora orientata esclusivamente alla cura delle malattie acute che però rappresentano attualmente meno del 10% delle patologie, il restante 90% è rappresentato da malattie croniche per la gestione delle quali non esiste una formazione universitaria specifica. Nella malattia acuta (ad esempio l’infarto) il sintomo dolore è ben evidente, è necessario intervenire urgentemente, il ruolo del Medico è fondamentale, quello del paziente passivo, il trattamento è codificato e di breve durata; nella malattia cronica (ad esempio Diabete) i sintomi sono spesso scarsi o assenti, l’urgenza è relativa, il ruolo del Medico è di supporto, il vero artefice della cura è il paziente consapevole, il trattamento non può prescindere dal cambiamento dello stile di vita e non può essere interrotto. Questo passaggio, per il Medico, da un ruolo dirigenziale ad un ruolo di attore indiretto che spiega, educa, controlla, motiva  ma alla fine delega la gestione del trattamento al paziente stesso è una rivoluzione copernicana, un cambio epocale, a cui nessuno ci ha preparato ma necessario per avere dalla nostra l’attore essenziale, il diabetico.

In questa ottica la Diabetologia potrebbe diventare il modello di una nuova Medicina orientata alla cronicità, partecipata, che prevede l’integrazione coordinata di vari specialisti, in cui il paziente è gestore attivo della sua cura, Medicina che tiene sotto controllo i dati di popolazione per conoscere la realtà e progettare gli interventi più efficaci. Questa Diabetologia in stretta relazione col territorio, attraverso  l’educazione terapeutica capillare dei diabetici ed il coinvolgimento di altre fasce di popolazione (familiare-scolastica-lavorativa) e l’utilizzo dei “media” può realizzare da un lato un concreto intervento di prevenzione delle complicanze del Diabete (malattie cardio-cerebro-vascolari-insufficienza renale-cecità) e dall’altro un’ educazione generale alla salute e prevenzione del Diabete. Perché questo “nuovo” modo di concepire la salute si realizzi è necessario ripensare al concetto stesso di salute, al significato di cura, all’adeguatezza dei modelli attuali; è necessario ricercare, su questi temi, una crescita culturale comune tra Diabetici, Operatori sanitari, Amministratori pubblici e Società, sono necessarie scelte politiche coerenti e condivise, valorizzazione delle risorse umane attraverso una costante formazione degli operatori, anche nelle scienze umanistiche e l’utilizzo di metodologie informatiche adeguate alle dimensioni dei numeri.                                              

          

Angelo Corda    -    Diabetologo